
In Italia, sempre più persone scelgono di donare i propri capelli per sostenere chi, a causa di malattie come il cancro o l’alopecia, ha perso i propri. Un gesto semplice ma di grande impatto, che regala non solo una parrucca, ma anche dignità e speranza.

Cos’è la Donazione dei Capelli?
La donazione consiste nel tagliare e donare i propri capelli per realizzare parrucche naturali, destinate a pazienti oncologici o affetti da altre patologie che provocano la perdita dei capelli. A differenza delle parrucche sintetiche, quelle realizzate con capelli veri sono più resistenti, confortevoli e naturali, ma anche più costose. Grazie alla donazione, invece, possono essere offerte gratuitamente o a basso costo.
Inseriamo qui di seguito la lettera/testimonianza integrale di Nicola Pillonetto a riguardo:
DONAZIONE DEL CAPELLO
Fin da piccolo quando mia madre mi portava dalla parrucchiera e mi chiedeva come volessi tagliare i capelli rispondevo di desiderarli lunghi come le donne. Immancabilmente però il taglio veniva eseguito corto lasciando personalità e spazio solamente al ciuffetto sopra la fronte che mi ha da sempre contraddistinto.
Nel tempo durante gli anni di scuola ho mantenuto un taglio medio e nel 1996 all’età di 21 anni mi sono arruolato in Polizia così il taglio è sempre stato rigorosamente corto.
Nel 2017 circa mia madre è stata colpita da una malattia che l’aveva portata a doversi sottoporre a sedute di chemioterapia e mi ha chiesto una cosa che non avrebbe sicuramente mai pensato di fare.
Abituata a portare lunghi capelli lisci di colore castano scuro fin da giovane ho dovuto eseguire un taglio corto, per passare ad un taglio medio, e man mano, passare in rassegna a tutti i pettini del taglia capelli elettrico fino al rasoio manuale tra facce tristi, malinconiche, pianti e tante tante lacrime. Non capivo se era per la malattia o per i capelli, l’unica cosa sicura era il fatto che i capelli li stavo tagliando io.
Tra un senso di colpa, nel tagliare e una sensazione di orgoglio perché aveva scelto me piuttosto della parrucchiera, questa cosa mi ha sempre fatto pensare e lasciato un ricordo ricorrente.
Con il fazzoletto in testa, siamo andati a scegliere la parrucca. Nel periodo di carnevale si divertiva ad indossare le parrucche di vari colori sgargianti per sorridere alla vita che piano piano si stava consumando. Ogni giorno inviava o dava il buongiorno, ogni giorno regalato, giorno per giorno senza pensare al domani oramai incerto.
Ogni occasione per un abbraccio ai nipotini come fosse l’ultimo e il più importante. Cercava di essere sempre presente per non perdere nessun attimo e frammento di vita finché un giorno, si è spenta.
Dicevano essere andata in coma, una emorragia cerebrale, e insieme a mio papà e a mio fratello, abbiamo fatto i turni per la sorveglianza senza capire, forse volutamente, che non era una semplice perdita di coscienza ma il preambolo della sua dipartita.
Ho pensato tanto a cosa potevo fare, volontariato ne facevo e faccio anche troppo, ma mancava ancora qualcosa.
Quindi ho iniziato e provato a lasciare crescere i capelli. Non cosa facile per l’ambiente in cui lavoro, facendo un esperimento sociale.
Volevo sperimentare cose nuove, capire cosa lega la donna al proprio capello. Quel senso di femminilità, il prendersi cura, di sicurezza, di potere, il pettinarsi, tutto ciò che gira intorno ai capelli. Secondariamente come la gente vede coloro che hanno i capelli lunghi. Cosa pensa, cosa esprime, cosa si chiede. L’iterazione del cittadino con un poliziotto con i capelli sensibilmente più lunghi del solito, (la normalità negli anni ’60 – ‘70) anche se raggiunta una certa lunghezza, in uniforme sono stati sapientemente occultati.
Intanto i capelli crescevano. Qualcuno mi ha pure chiesto se fossi affetto dalla crisi di mezza età. Così mi è balenata l’idea e mi sono interessato e dato l’impegno di raggiungere una misura tale da essere compatibile con la donazione.
Da qui l’interesse e lo studio del Regolamento di servizio. Dove contempla la cura della persona recita che il personale deve, in particolare, curare se di sesso femminile, che i capelli, se lunghi, siano possibilmente raccolti e in ogni caso che l’acconciatura lasci scoperta la fronte, per consentire di portare il cappello calzato mentre se di sesso maschile, che la barba e i baffi siano tenuti corti e i capelli, di moderata lunghezza, sempre acconciati in modo da lasciare scoperta la fronte.
La moderata lunghezza non è da sapere (specificata) pertanto ho svolto una ricerca comprendendo che si considerano lunghi i capelli quando arrivano e superano le spalle. Anche se rimane una interpretazione.
Quindi mi sono dato come obiettivo arrivare alla data del 23 Aprile, anniversario della morte di mia mamma Claudia.
Purtroppo non ci sono riuscito. Anche se l’Amministrazione di appartenenza si presenta al cittadino come un Ente giovane, al passo con i tempi e sempre presente, una parte del suo personale non è pronto al cambiamento e alle nuove figure che si stanno proponendo nel mondo. Per tale motivo veniamo aggiornati sulle pari opportunità e sulle violenze di genere. Tuttavia non sventola a tutti gli effetti la bandiera arcobaleno e quindi per evitare di essere preoccupato ad ogni turno di servizio per quel 10% di colleghi, consigliato anche dal restante 90%, ho deciso di anticipare i tempi di un mese.
Dopo essermi confrontato con altri colleghi, al fine di togliere il mio disagio nel mettere in imbarazzo quella piccolissima fetta di colleghi incapaci di accettare un collega con i capelli un po’ più lunghi della loro normalità, e togliere loro qualsiasi fastidio, il 21 Marzo 2025 ho effettuato il taglio.
Ed eccomi qua. Ho fatto tagliare i capelli dal mio parrucchiere di fiducia, che dopo aver proceduto a dividere il cuoio capelluto in settori e riunire così i capelli per lunghezza in piccole code, le ha tagliate appena sopra l’elastico. Pronte per l’invio.
Confrontato con alcuni colleghi ho ottenuto l’appoggio anche dei superiori.
Sernaglia della Battaglia (TV), 24 Marzo 2025
Nicola Pillonetto
Come Donare: Requisiti e Procedura

Non tutti i capelli possono essere donati. Ecco i criteri principali richiesti dalle associazioni italiane:
- Lunghezza minima: almeno 20-30 cm (dipende dall’organizzazione).
- Condizione: devono essere sani, non decolorati (alcune accettano capelli tinti con colorazioni non aggressive).
- Puliti e asciutti: vanno lavati e asciugati prima del taglio.
Il processo è semplice:
- Si lega una coda di cavallo (o più, se i capelli sono molto folti).
- Si tagliano sopra l’elastico, conservandoli in una busta.
- Si inviano all’associazione scelta.
Dove Donare in Italia
Con una semplice ricerca nel web, è possibile trovare l’ente o associazione più congeniale alle proprie preferenze o esigenze.
Perché Donare?
“Ricevere una parrucca fatta con capelli veri è un gesto che restituisce normalità”, spiega una volontaria di Una Parrucca per la Vita. “Per molti pazienti, è un passo fondamentale per ritrovare la fiducia in sé stessi durante la terapia”.
Come Partecipare
Basta cercare sul sito delle associazioni l’elenco dei parrucchieri convenzionati (molti offrono il taglio gratis) o inviare direttamente i capelli per posta.